Punti di Forza e Punti Deboli – Cosa Raccontare al Colloquio

In questa guida mettiamo a disposizione alcuni consigli utili su cosa dire quando vengono chiesti i punti di forza e i punti deboli durante un colloquio.

Il colloquio di lavoro rappresenta uno passo necessario per ambire ad ottenere la posizione lavorativa per la quale ci si candida. Tuttavia, se ci si prepara o lo si affronta male, si rischia di dare al selezionatore una sensazione negativa di voi. Per prima cosa, prima di recarvi al colloquio, rileggetevi il curriculum e l’eventualmente lettera di presentazione inviati, così come ogni altro dato comunicato all’azienda, al fine di farsi un’idea di quali informazioni abbiano di voi e quali eventualmente possano suscitare l’attenzione di chi effettua la selezione. In particolare, se avete gonfiato le vostre capacità in un certo ambito, state accorti, perché potrebbe trasformarsi per voi in un problema.

Presentatevi al colloquio estremamente puntuali, anzi, arrivando con qualche minuto di anticipo e avendo cura di possedere un look curato e un abbigliamento adeguato sia alla situazione che al tipo di professione alla quale vi candidate. Se state candidandovi per una posizione finanziaria, ad esempio, presentatevi in giacca e cravatta, se siete uomini, in vestito elegante e senza scollature e gonne sopra il ginocchio, se siete donne. Impostate un tono di voce deciso, ma non alto, che segnali sicurezza e capacità dialettica. Curate anche il linguaggio del corpo, gesticolate poco e sedetevi composti, guardando possibilmente il vostro selezionatore negli occhi, in modo da attirare la sua attenzione.

Mostratevi sicuri, ma senza arroganza e certamente saprete più di ogni altra persona quali siano i vostri punti deboli, per cui dovrete premunirvi e non farvi sorprendere. Preparate le risposte, facendovi una lista delle domande più probabili, in base al tipo di posizione. Aspettatevi anche qualche domanda in lingua inglese per le candidature a posizioni impiegatizie o dirigenziali. In genere, verteranno sulle motivazioni per cui avete presentato la vostra candidatura e su quali sia stato il vostro percorso scolastico e professionale. Le frasi dovranno essere brevi e semplici, composte nella sequenza soggetto più verbo più complemento oggetto.

In genere, la maggiore difficoltà potrebbe consistere nella scarsa conoscenza sia dell’azienda, sia anche dell’effettiva posizione richiesta. Per questo, vi consigliamo sempre di visitare il sito aziendale, al fine di reperire le informazioni basilari sulla storia della società, su cosa produca, su quali e quante siano le sue risorse umane e possibilmente anche su quale sia la loro età media e sul tipo di posizione ricercata. Se questa non è già prevista in organico, trattandosi di una nuova figura da inserire in azienda e se non riuscite bene a comprenderne il significato, cercate questo in generale sul motore di ricerca e verificate le soluzioni più compatibili con la situazione specifica.

Altri punti deboli in un colloquio potrebbero essere oggettivi, ovvero scarse esperienze professionali o un curriculum scolastico non ineccepibile. Per questo, dovrete cercare di segnalare la vostra preparazione, in barba al poco tempo impiegato nella specifica occupazione richiesta o posizioni simili. Esaltate, quindi, la vostra preparazione teorica, le vostre brevi esperienze professionali e le attitudini che vi contraddistinguono, a vostro dire, in positivo, come spirito competitivo, voglia di fare, spirito ambizioso, puntualità, precisione, predisposizione al lavoro di squadra e buone doti relazionali.

Ma oltre ai punti deboli, dovrete anche essere consapevoli dei vostri punti di forza, ovvero di quegli aspetti della vostra persona, che possano mettervi in luce positivamente e avvantaggiarvi rispetto agli altri candidati. Essi potrebbero consistere in un curriculum scolastico invidiabile, in un percorso professionale di alto livello o comunque l’essere stati impiegati a lungo in posizioni simili a quelle per la quale vi stiate candidando, una conoscenza ottimale di una o più lingue straniere, etc.

Diamo per scontato che tutte queste informazioni positive siano state fornite nel curriculum, ma dovrete trovare il modo, ma anche nel caso in cui non vi vengano richieste in fase di colloquio, di tirarle fuori, magari citando qualche aspetto della posizione lavorativa, che dovrebbe essere in grado di conoscere solo chi effettivamente ha ricoperto ruoli simili o uguali in altre realtà.

Infine, il selezionatore potrebbe concludere il colloquio con una domanda a sorpresa, del tipo “quali pensate che siano i vostri pregi e i vostri difetti principali?”. Preparate le risposte, in modo da non incappare in silenzi imbarazzanti. Non è possibile rispondere di non avere difetti, perché sarebbe un evidente errore di comunicazione. Tutti abbiamo difetti, spetta semmai a voi evidenziarne qualcuno di non eccessivamente negativo. Per esempio, mai rispondere di essere disordinati o poco puntuali o non precisi, perché tutte le aziende desiderano che i propri dipendenti abbiano queste caratteristiche. Citate qualche altro difetto minore, magari strappando un sorriso al vostro interlocutore. Quanto ai pregi, chiaramente dipende da come siete nella realtà. Sono graditi la solarità, la capacità di fare squadra, l’essere tipi poco irascibili e molto tolleranti, flessibili nell’andare incontro agli altri, nonché capaci di adattarsi a situazioni diverse.

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Colloquio di Lavoro in Tedesco

In questa guida mettiamo a disposizione alcuni consigli utili su come affrontare un colloquio in tedesco.

La Germania è oggi l’unica grande economia europea in ottima salute, tanto che decine di migliaia di italiani, di ogni età ed estrazione sociale, vi si stanno trasferendo negli ultimi anni, approfittando delle svariate opportunità lavorative offerte in quasi ogni settore. Che tu sia un laureato o un operaio specializzato, la Germania ti offre la possibilità di lavorare e di fare carriera. A differenza di qualche altro paese straniero, bisogna mettere in conto stipendi mediamente non alti, ma per contro possiamo affermare che il costo è qui sostenibile ovunque, anche nelle grandi città, se non persino più basso in molti casi che in Italia.

Il primo scoglio da superare, però, è certamente il colloquio di lavoro. Nonostante la Germania sia il paese più popoloso d’Europa, la lingua tedesca è poco diffusa al di fuori dei suoi confini nazionali e non si può certo dire che siano tanti gli italiani, così come gli altri stranieri, a conoscerla, di certo molti meno che l’inglese o il francese.

Sembra scontato e banale dirlo, ma per sostenere un colloquio in tedesco, devi conoscere, anzitutto, il tedesco. Impossibile? Dipende. A differenza della lingua inglese, il tedesco è certamente più difficile impararlo all’inizio, prevedendo molte più regole grammaticali e una pronuncia meno facile per un italiano. Tuttavia, se si ha la bontà di impararlo e se si gode di una buona conoscenza della grammatica anche nella lingua madre, con il tempo risulta più agevole, nel senso che i termini utilizzati restano sempre quelli e che a differenza dell’inglese, una volta superate le fatiche iniziali, resta solo da apprendere qualche termine nuovo, ma il grosso è fatto.

Vediamo quanto bene devi parlare tedesco per affrontare un colloquio di lavoro. Dipende da cosa ti candidi. Se la posizione è poco qualificata, ad esempio, perché punti a fare l’operaio in una casa automobilistica, potrebbe risultare sufficiente apprendere i termini più comunemente utilizzati in quell’ambito, perché è improbabile che al tuo capo servirà che tu parli fluentemente il tedesco. Lo stesso dicasi per un lavoro in una qualche cucina di hotel, ristorante, etc., non a contatto con la clientela. Ti basterà imparare come si dice “piatto”, “coltello”, “forchetta”, etc., oltre che alcune espressioni basilari per sostenere il colloquio.

Per prima cosa, ti consigliamo di non barare nel curriculum, non scrivere che parli fluentemente tedesco se non è vero. I tedeschi sono molto puntigliosi su questi aspetti e tendono a non gradire chi mente. Meglio ammettere di avere una conoscenza di base o sufficiente o “buona” della lingua, salvo magari stupire in positivo al colloquio. In ogni caso, preparati le risposte a qualche domanda tipica, così come fai a casa le prove orali, ossia prova a migliorare il più possibile la pronuncia, magari aiutandoti con il sostegno di chi conosce bene il tedesco.

Una domanda caratteristica che ti potrebbe essere posta sarebbe la seguente: “Erzaehlen Sie etwas von Ihnen” (Mi parli un po’ di Lei). Occhio: non ti stanno chiedendo la storia della tua vita, ma semplicemente di racchiudere in poche frasi le tue esperienze scolastiche e professionali. Il consiglio al di sopra di ogni altro che ti diamo, specie se non conosci molto bene il tedesco, è di formare sempre frasi bene, del tipo “soggetto + verbo + complemento”, poi chiudere e iniziare di nuovo con un’altra frase. Meglio parlare in maniera elementare, ma comprensibile e corretto, piuttosto che cercare di strafare, ma con il rischio di strafalcioni. Come potresti rispondere alla domanda sopra citata? Con espressioni del tipo: “Ich habe das Gymnasium besucht und Deutsch ein bisschen gelernt/Dann, habe ich an …. x Jahre lang arbeitet …” (Ho frequentato il liceo e imparato un po’ il tedesco. Poi, ho lavorato presso (nome azienda) per tot anni).

Attenzione: dare sempre del Lei al selezionatore, ovvero utilizzare il “Sie” e coniugare di conseguenza i verbi nella forma infinita, in relazione al soggetto utilizzato (non facendo confusione con il “sie” della terza persona singolare femminile). Altra domanda possibile che ti potrebbe essere posta: “Was finden Sie wichtig in Ihrem Leben?” (Cosa ritiene importante nella sua vita?). Qui, dovrete segnalare di essere persone responsabili (“verantwortlich”), puntuali (“puenktlich”) e ligi al dovere. I tedeschi apprezzano queste caratteristiche, ragion per cui dovrete presentarvi al colloquio con qualche minuto di anticipo rispetto all’orario indicatovi. Lo stesso varrebbe in Italia, ma in Germania un ritardo equivale ad auto-escludersi quasi automaticamente dalla selezione.

Curate non solo il linguaggio verbale, ma anche quello del corpo. Non gesticolate troppo, perché a differenza che in Italia non è caratteristico in Germania. Dunque, mostratevi posati, parlare con un tono di voce non alto e assumete un’espressione facciale seria e preferibilmente non eccessiva (non troppe risate, né smorfie, etc.). Infine, preparatevi su una domanda del tipo: “Sagen Sie zu mir einen Wert und einen Mangel von Ihnen” (Mi dica un suo pregio e un suo difetto). Visto che avrete certamente sia degli uni che degli altri, tenete ancor prima di arrivare al colloquio un paio di pregi vostri e un paio di difetti, avendo cura di cercarli in lingua tedesca e di averne appurato l’esatta pronuncia.

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Domande da Fare al Colloquio al Selezionatore

Quando si parla di domande a un colloquio di lavoro, ci vengono in mente, in genere, quelle poste dal selezionatore al candidato. In effetti, rappresentano la quasi totalità della casistica. Eppure, quando ti stai per avviare alla fine di un colloquio, è abbastanza consueto che ti venga posta da colui o colei che effettua la selezione una domanda di questo tipo: “Ha per caso una domanda da porre?”. Sappiate, che non la si dovrebbe prendere troppo alla leggera e il peggiore errore che possiate commettere è di rispondere “no, grazie”. Un candidato, che non pone domande, viene ritenuto o scarsamente interessato alla posizione lavorativa, oppure poco informato, comunque, non nelle condizioni di saper chiedere all’azienda una qualche informazione che ritenga utile. In questa guida, vi diamo qualche dritta per evitare di fare brutta figura e di restare senza parole. Se porgerete al selezionatore la domanda giusta, potreste riuscire a distinguervi dalla massa degli altri candidati, aumentando le probabilità di accedere almeno alla fase successiva dei colloqui.

Una domanda, che potreste porre è questa: “Come pensa che io possa essere in grado di contribuire allo sviluppo dei vostri valori aziendali?”. In questo modo, segnalerete al selezionatore di essere interessati alla crescita dell’azienda e ai suoi valori, puntando a conoscere proprio quale possa essere il vostro aiuto allo scopo.

Un’altra domanda intelligente potrebbe essere “Quale grado di esperienza posseggono i componenti del team, del quale farei eventualmente parte, nel caso di mia assunzione?”. E ancora: “Nei primi tot mesi di lavoro, quali obiettivi pensate che io debba essere in grado di raggiungere?”. Questa domanda è interessante, perché evidenzia la vostra volontà di conoscere i target aziendali, in modo da essere in grado di centrarli. Potreste anche approfittare della buona impressione, che pensate di aver fatto durante il colloquio, per chiedere al reclutatore “Quale potenziale vede in me?”, o anche “Cosa l’ha colpita nel mio curriculum, da averla indotta a chiamarmi per sostenere il colloquio?”. Questa domanda potrebbe fornirvi anche qualche dettaglio in più di quali siano gli aspetti, per i quali veniate considerati eventualmente all’altezza delle aspettative. Può capitare, per esempio, di pensare di essere stati chiamati a fare un colloquio per una certa preparazione scolastica o per una specifica esperienza professionale, quando saranno stati altri i vostri punti di forza, come la conoscenza di una lingua straniera o un hobby particolare, che magari ha suscitato l’interesse dell’azienda.

Altre domande valide possono essere le seguenti: “Cosa vi aspettate dal candidato che supererà tutti gli step della selezione e che verrà assunto in prova?”. La risposta vi serve anche per capire cosa desideri principalmente l’azienda o anche per valutare se abbiate capito bene la posizione, per la quale vi state candidando. E ancora: “Vede in me un qualche punto di debolezza? E se sì, quale?”. Anche in questo caso, se il selezionatore vi fornirà una risposta sincera, avrete la possibilità di mostrarvi successivamente più forti proprio nel punto debole colto in voi al primo colloquio, nonché di valutare se siete in grado di superare l’ostacolo o se non sia il caso di passare avanti.

E ancora: “Quale caratteristica ritiene che mi manchi per essere il candidato numero uno?”. Serve a voi per capire in cosa siete apparsi in difetto per mostrarvi vincenti al massimo, ma all’azienda segnala la vostra volontà di affermazione in fase di selezione, di primeggiare e di essere i vincitori, nonché esternerete uno spirito competitivo, che non guasta mai e che, anzi, viene considerato sempre positivo da parte di chi seleziona i candidati. Potreste ali limite porre una domanda ancora più esplicita “Le ho fatto una buona impressione in questo colloquio?”.

Quanto alle domande da non porre al vostro selezionatore, ovviamente bisogna rifuggire da quelle scarsamente intelligenti o che vadano sul piano personale, perché fareste solo una cattiva figura. Dunque, tanto per rendere il concetto, evitare di sprecare l’opportunità di fare una buona impressione, ponendo una domanda del tipo “Se vengo assunto dovrò lavorare in questo ufficio?” o “Anche Lei ha figli?”. E lo stesso dicasi per le interrogazioni a proposito della retribuzione o dell’orario di lavoro. Certo, avete diritto a conoscere quanto guadagnereste mensilmente, ma non è cosa da chiedere al primo approccio, perché fornisce l’impressione all’azienda che siate interessati soltanto alla busta paga di fine mese e non a una crescita professionale seria. Sappiate che prima di mettere nero su bianco, l’azienda dovrà indicarvi quanto guadagnereste, per cui non affrettatevi a chiederlo dall’inizio. Lo stesso vale per l’orario di lavoro. Non chiedete “A che ora si esce la sera?” o cose simili, anche se altra cosa sarebbe, invece, se la posizione prevede una disponibilità full time o part time, visto che l’una o l’altra tipologia potrebbe determinare il vostro interesse o la vostra capacità di fare fronte all’impegno lavorativo.

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Secondo Colloquio di Lavoro

Le selezioni per un posto di lavoro potrebbero richiedere più colloqui da sostenere per il candidato. In questa guida vi forniremo qualche consiglio su come affrontare il secondo colloquio. Iniziamo con il dire che se l’azienda vi richiama per un secondo incontro, già il segnale è positivo per voi, perché significa che avete superato la prima fase e che il selezionatore ha visto in voi qualcosa di migliore di altri candidati.

Prima di recarvi alla seconda fase di selezione, dovete tornare con la mente al primo colloquio e cercare di ricordare su quali punti siete andati bene e su quali, invece, potevate fare meglio. Ciò, al fine di capire cosa migliorare e quali errori magari non ripetere. Secondariamente, dovete affrontare una preparazione molto diversa da quella finalizzata al primo colloquio, perché adesso non dovete tanto farvi conoscere, ma siete tenuti ad approfondire le vostre conoscenze e il modo in cui vi integrereste all’interno dell’azienda.

Attenzione, perché il secondo colloquio non è detto che sia l’ultimo. Se lo superate, infatti, potreste venire chiamati ancora per diversi altri passi. Di certo, dovete mettere in conto la possibilità che si tenga non più individualmente, come è molto probabile che sia stato il primo, ma in gruppo. Attraverso il colloquio di gruppo, infatti, il selezionatore cerca di capire come ciascun candidato si rapporta con gli altri e quali aspetti positivi e negativi emergono dal confronto diretto.

Prepararsi per un possibile colloquio di gruppo implica la necessità di prendervi le adeguate contromisure. Anzitutto, dovrete cercare di mostrarvi competitivi, di esternare il meglio di voi, ma senza scadere nell’antagonismo gratuito e in comportamenti sopra le righe. Mostratevi preparati, riflessivi, pronti a offrire il vostro punto di vista, ma evitate di parlare solo per farvi sentire, nonché di sopraffare gli altri o di replicare alle argomentazioni altrui con toni e contenuti di opposizione frontale. Una delle caratteristiche maggiormente desiderabili per un candidato è, infatti, la capacità di ascolto e la flessibilità mentale. Un leader, poi, dovrebbe anche essere in grado di mediare, di scontentare il gruppo guidato il meno possibile e di attuare i propri piani, senza che ciò venga avvertito dai subordinati come un’imposizione delle sue idee.

Tenetevi pronti a un giro tra gli uffici aziendali. Può accadere, infatti, che il recruiter vi faccia conoscere i locali in cui lavorano i vostri potenziali futuri colleghi. Il fine di questo giro non è turistico, ma è quello di porvi a contatto con gli altri dipendenti, in modo da verificare come vi relazionate con loro e se siete in grado di interagire nella maniera più opportuna. Mostratevi eventualmente cordiali, gioviali e interagite con domande e discussioni sul lavoro svolto o su altri aspetti

Tornando all’oggetto del secondo colloquio, è molto probabile che esso sia incentrato sulla valutazione delle vostre conoscenze specifiche, quelle che l’azienda ricerca nei candidati. Per questo, preparatevi il più possibile sulle cose per le quali sareste chiamati a lavorare, nel caso di assunzione. Tenetevi pronta qualche domanda di natura operativa, nonché contrattuale, qualora questa fase di selezione si concluda con la richiesta al candidato di accettare o meno il contratto proposto. Prima di firmare o di fornire una risposta definitiva, è naturale che dobbiate avere bene in mente l’esatta tipologia professionale per la quale sareste assunti.

Non accettate contratti, qualora non abbiate chiaro come funzionino e rifletteteci se trovate che l’offerta finale sia parecchio diversa da quella prospettata in fase di primo colloquio. Molte aziende attirano candidati per posizioni commerciali senza alcuna retribuzione fissa, ma legata al fatturato prodotto, mettendo annunci ambigui, se non realmente fasulli, prospettando assunzioni stabili e in posizioni amministrative. Per questo, prima della firma o se notate che il recruiter quasi sembra volervi assumere a prescindere, fate tutte le domande del caso, in modo da avere chiaro come dovreste lavorare.

Come potrebbe esservi accaduto anche nel corso del primo colloquio, aspettatevi qualche domanda fuori dalle righe, che il vostro interlocutore vi porrà per verificare le vostre attitudini. Potrebbe chiedervi di citare un paio di vostri difetti e di vostri pregi. Fate finte di rifletterci un attimo, ma date una risposta e non vi trincerate dietro a frasi come non mi vengono in mente difetti, perché è evidente che state nascondendovi.

Attenzione a chi effettua la seconda selezione, potrebbe essere una persona diversa dal selezionatore del primo colloquio, nel quale caso non dovete pensare che conosca nei dettagli come sia andato il precedente step. Dunque, continuate a presentarsi vestiti in maniera adeguata, con look curato, esibendo una buona capacità di comunicazione e cercando di lasciare un’ottima impressione di voi stessi, come la prima volta. A maggiore ragione, se come spesso capita, il secondo colloquio viene gestito niente di meno che dal capo. Più che alle conoscenze specifiche, in questo caso, egli sarà interessato al tuo modo di fare e di essere, per cui terrà molto alla serietà, alla precisione e al dinamismo.

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Domande Colloquio – Quali Sono le più Comuni e Come Rispondere

Prepararsi adeguatamente per un colloquio di lavoro incrementa le probabilità di ottenere la posizione per la quale ci si candida. In questo post analizzeremo senza volontà esaustiva le domande più comuni in fase di selezione e vi daremo qualche dritta per rispondere in maniera opportuna, evitando errori comuni.

Di solito, il recruiter, ovvero colui che effettua la selezione, pone al candidato una domanda di riscaldamento, ovvero non specifica sul lavoro oggetto del colloquio, ma del tipo mi parli di Lei. Bisogna comprendere che non vi stanno chiedendo di raccontare la vostra vita, ma di riepilogare in pillole le vostre esperienze professionali più salienti e il vostro percorso di studio. Sono grosso modo gli stessi dati già inseriti nel curriculum, ma che avete modo di riesumare in maniera più esaustiva e concentrandovi sugli aspetti più attinenti alla candidatura.

Di seguito, vi potrebbe essere chiesto “come mai si candida, pur avendo già un lavoro?”. Attenzione a questa risposta, perché potrebbe trasformarsi per voi in una trappola. Anche nel caso in cui stiate decidendo di lasciare la vostra attuale occupazione per dissidi con il capo o con qualche collega o perché riteniate che si tratti di un’esperienza di lavoro negativa per voi, non dovete minimamente accennare a tali giustificazioni, perché rischiate di passare per piantagrane. Dovreste limitarvi a rispondere che ritenete più entusiasmante l’offerta per la quale state tenendo il colloquio, magari perché implica opportunità di carriera attualmente non per voi disponibili o perché vorreste lavorare alle dipendenze di una realtà internazionale consolidata, etc. In altri termini, dovrete mettere in risalto gli aspetti positivi dell’offerta proposta, non quelli negativi del vostro impiego attuale.

A questo punto del colloquio vi potrebbe essere chiesto qualcosa di più specifico sulle vostre competenze: “Quindi, Lei parla tedesco?”, oppure “Ha un’esperienza significativa nei linguaggi di programmazione”. Esagerare leggermente le proprie conoscenze non è mai un problema, fa parte del gioco, ma si spera che non abbiate inserito nel curriculum informazioni del tutto infondate o che ne aggiungiate altre non veritiere durante il faccia a faccia con il recruiter, perché è evidente che questi potrebbe mettervi alla prova anche solo con una battuta e in pochi secondi, magari ponendovi una domanda nella lingua straniera segnalata o su una qualche altra competenza da voi citata. Non ci sarebbe di peggio che scoprire che non abbiate la benché minima conoscenza di quanto indicato sul curriculum o nel corso del colloquio.

Durante la selezione potrebbero essere testate le vostre conoscenze sulla realtà aziendale per la quale vi candidate. Per questo vi consigliamo sempre di studiarvi il suo sito, nel caso non sappiate di preciso chi sia, avendo cura di capire bene cosa faccia, dove opera e quali siano i suoi principali concorrenti. Questo, perché potreste sentirvi chiedere “mi saprebbe dire chi ritiene che sia il nostro principale competitor e su cosa punterebbe per contrastarlo efficacemente?”.

Domande tipiche sono anche le seguenti: “Sarebbe disponibile a lavorare oltre l’orario ordinario, se richiesto per il raggiungimento degli obiettivi? A trasferimenti e a trasferte o missioni in Italia e all’estero?”. Se davvero tenete al posto dovreste rispondere di sì a ciascuno di questi quesiti, tranne che per ragioni familiari non siate disponibili semmai al trasferimento presso una località lontana da quella in cui risiedete. Spesso, queste domande vengono poste al solo fine di testare la flessibilità del candidato, non per esigenze effettive.

Particolare attenzione ai quesiti sui vostri rapporti con i colleghi: “Siete predisposti al team work?”, “Come vi ponete nei confronti di colleghi con idee diverse dalle vostre?”, “Siete resistenti allo stress?”. Dovete segnalare al recruiter di essere socievoli, gioviali, di sapere lavorare con gli altri e di essere in grado di affrontare e integrare altri punti di vista, pur di raggiungere gli obiettivi, senza necessariamente rinunciare al vostro.

Sempre sul punto, sono diffuse domande tese a verificare quale possa essere la vostra reazione dinnanzi a un dissidio con uno o più colleghi. Mostratevi flessibili, non votati all’ira e capaci di riconoscere gli eventuali errori commessi, segno di intelligenza, non di debolezza. I testoni arroganti non piaccioni a nessuno, specie al lavoro.

Alla domanda “dove vi vedete tra X anni?” cercate di rispondere con spirito positivo, ovvero segnalando di essere ottimisti sul vostro futuro, ma con i piedi per terra: “mi vedo a capo di un reparto aziendale”, “in un ruolo di responsabilità”.

Occhio, infine, a domande di chiusura apparentemente innocue, del tipo “saprebbe dirmi uno o più suoi difetti e pregi?”. Evitate le lunghe pause, quasi come se vi consideraste privi di macchia. Preparatevi già da casa a ammettere un paio di difetti e a citare qualche vostro grande pregio. Per esempio, con riguardo ai primi potreste rispondere di essere troppo preciso e di non gradire i ritardi o le imprecisioni altrui, ma senza esagerare la portata del vostro limite.

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Come Comportarsi Durante un Colloquio

Il colloquio di lavoro è la tappa fondamentale per aspirare a trovare un impiego. Le conoscenze e l’esperienza acquisita nel corso di precedenti rapporti di lavoro non sempre implicano anche la capacità per il candidato di avere successo in fase di selezione, se non si è in grado di trasmetterle nel modo adeguato. Dunque, il colloquio deve essere affrontato sempre al meglio e bisogna evitare di commettere errori, spesso frutto di superficialità, ma che potrebbero rivelarsi fatali ai fini dell’obiettivo.

Per prima cosa, sarebbe opportuno già all’atto del ricevimento della chiamata per sottoporsi alla selezione mostrarsi adeguatamente ordinati. Se siamo fuori casa e magari non possiamo parlare bene, perché immersi nel traffico o a causa di rumori esterni, sarebbe buona cosa chiedere cortesemente di essere richiamati in un altro momento o chiedere a quale numero chiamare, in modo da parlare meglio. Quando vi saranno indicati sede e luogo del colloquio, evitate possibilmente di chiedere informazioni dettagliate su dove si trovi, su come ci si arrivi, perché segnalereste probabilmente difficoltà a muovervi da soli o scarsa praticità nell’uso di strumenti, come i motori di ricerca o il satellitare.

Al colloquio dovrete presentarvi con qualche minuto di anticipo rispetto all’orario indicato. Non esagerate con l’anticipo, ma è bene entrare in sede almeno 5 minuti prima, perché così vi mostrerete puntuali e molto interessati al buon esito della selezione. Ricordatevi che dovrete cercare di offrire la migliore impressione possibile all’impatto proprio un abbigliamento adeguato.

Se sei un uomo, generalmente dovreste portare giacca e cravatta, avere capelli ordinati, evitare di esporre piercing in zone visibili del corpo e possibilmente coprire i tatuaggi più in vista. Se sei una donna, niente scollature, niente gonne sopra il ginocchio, ma puntare su vestiti sobri e che segnalino serietà e professionalità. Per tutti, niente colori sgargianti, niente uso eccessivo di profumi o dopobarba, niente accessori eccentrici, come grosse collane, ciondoli, numerosi braccialetti.. Questi deviano spesso l’attenzione di chi vi ascolta e a volte provocano un rumore fastidioso.

Arriviamo al colloquio vero e proprio. Salutate non appena sarete raggiunti dal recruiter e mostratevi empatici, ma non ruffiani. Ergo, evitate battute e restate concentrati sulla ragione per cui siete lì. Sedetevi composti, per cui schiena dritta, niente gambe accavallate e guardate sempre il vostro interlocutore in viso quando vi parla, in modo da segnalare la vostra attenzione e di captare la sua, quando a parlare sarete voi.

Curate il tono della voce, che non deve risultare sguaiatamente alto, ma nemmeno fastidiosamente basso. Scandite bene le parole e porgetevi in maniera naturale, rispondendo alle domande senza dare l’impressione di avere imparato a memoria e in anticipo le risposte. Risulta essere molto probabile che vi venga chiesta la ragione per cui intendiate lasciare la vostra occupazione attuale. Attenzione: non dovete proferire alcuna parola contro il vostro datore di lavoro o i vostri colleghi, ma dovete solamente cercare di trasmettere al recruiter la volontà di lavorare alle dipendenze di una società maggiormente interessante sotto il profilo delle possibilità di carriera e dell’importanza nel panorama produttivo locale e internazionale. Qualsiasi lamentela esternata nei riguardi dell’azienda per cui ancora lavorate o avete lavorato rischia di porvi sotto una cattiva luce, facendovi passare per piantagrane.

Può capitare anche che il colloquio non sia individuale, ma di gruppo. Risulta essere un caso ancora più interessante, perché qui dovete esibire il meglio di voi non solo con riferimento al selezionatore, ma anche nell’interazione con gli altri candidati. Quale atteggiamento dovrete mostrare. Per prima cosa, cercate di mettervi in risalto, ma senza mostrarvi ineducati ed esibizionisti. Dunque, rispondete alle domande che vi vengono poste e mai parlare sopra gli altri. Se avete qualcosa di intelligente da rispondere a una qualche domanda posta a tutto il gruppo, dovrete alzare la mano e parlare solo quando vi verrà dato il permesso.

Mai attaccare le posizioni esternate dagli altri candidati, mai tenere discorsi divisivi, mentre dovrete essere bravi a offrire il vostro punto di vista, aggiungendo qualcosa di positivo al contributo degli altri, ma senza rendervi antipatici. Dal gruppo, infatti, dovrete emergere come leader e spesso è compito degli stessi candidati indicare la persona, che ritengono maggiormente preparata per essere una guida.

Infine, non mostratevi interessati alla sola retribuzione, per cui evitate di porre domande al primo passo di selezione su quanto sia lo stipendio e quante ore di lavoro vi attenderanno nell’arco del giorno o della settimana. I dettagli dovranno essere discussi a selezione avvenuta, prima della firma del contratto. Al contrario, mostratevi disponibili a missioni fuori sede, trasferte, possibilmente anche a trasferimenti. Non sempre, ad esempio, le trasferte ci saranno effettivamente, ma la domanda è tesa a verificare la flessibilità del candidato nel confronto delle esigenze dell’azienda.

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