Colloquio di Gruppo – Guida

Sempre più spesso, le aziende effettuano la selezione dei candidati attraverso colloqui di gruppo, che presentano per loro il vantaggio di fare risparmiare tempo. Ma non è l’unico. Le selezioni di gruppo offrono all’azienda l’opportunità di mettere a confronto diretto i candidati e di verificare sul campo quale sia il loro grado di interazione. In questa guida, vi spieghiamo come affrontare al meglio un colloquio di gruppo e come funziona.

Iniziamo da questo aspetto e vediamo come si svolge. In genere, i candidati vengono invitati a presentarsi in un’aula e fatti sedere attorno a un tavolo a gruppi di 10, massimo 15 persone. In una prima fase, il selezionatore chiede a ciascuno di presentarsi e di chiarire al gruppo le proprie aspirazione e aspettative. Nel frattempo, ne prende nota. In una fase successiva, sempre il selezionatore potrebbe mettere al centro della discussione pubblica un tema, chiedendo che venga discusso. A quel punto, l’interazione tra i candidati avviene spontaneamente, nel senso che non è più il responsabile della selezione a porre domande a ciascun candidato.

Vediamo cosa viene chiesto solitamente in questa fase, Potrebbe accadere che sia posta una domanda individuale a ciascuno dei partecipanti al colloquio di gruppo su un caso da analizzare, salvo discuterne successivamente con il resto dei candidati. Il tema potrebbe riguardare un piano di marketing, un bilancio aziendale, oppure situazioni apparentemente avulse dalla realtà ordinaria e dall’ambito lavorativo per cui ci si candida. Oer esempio, il recruiter potrebbe chiedere al gruppo di immaginare di trovarsi in un deserto e di dovere arrivare nel primo villaggio abitato. La logica di simili discussioni è analizzare l’atteggiamento con cui ciascun candidato affronta il problema, nonché valutarne il grado di creatività, la capacità di vedere le cose sotto una luce diversa, di risolvere problemi inattesi e sorti in una realtà molto diversa da quella alla quale si è abituati a vivere.

In alternativa, il selezionatore potrebbe effettuare un’operazione diversa, anche se più complessa, ovvero lasciare che siano i candidati a proporre un tema da affrontare. In questo caso, l’intento è di valutare l’immaginazione dei singoli e la loro capacità di problem solving. Se vi state imbattendo in questa fase del colloquio, vi consigliamo di proporre temi alla portata di tutti e che non urtino la sensibilità degli altri candidati e, soprattutto, del recruiter. Al bando la politica, la religione e qualsivoglia tema sensibile e divisivo, perché correte il rischio di mettervi in cattiva luce, non già per le vostre abilità, bensì per le idee esternate.

Grazie alla discussione di un problema, il recruiter ha la possibilità di farsi una valutazione autonoma sulle competenze di ciascuno in relazione a diversi profili, ma quel che accade è che in questa fase, egli chieda al gruppo di individuare la persona, che a suo avviso avrebbe dimostrato di essere maggiormente capace rispetto agli altri di risolvere il problema esposto.

Grazie a questa tecnica, il recruiter prende due piccioni con una fava: verifica la capacità di ciascun candidato di comprendere le competenze altrui, ma allo stato tempo fa emergere spontaneamente una sorta di leadership tra i candidati, per effetto del riconoscimento dello stesso gruppo.

Uno degli obiettivi principali del colloquio di gruppo consiste proprio nell’individuazione di un candidato con abilità da leader. Queste non sono immediate da scrutare, ma emergono dal confronto e dall’interazione con gli altri. Si tratta di aspetti molto ricercati, specie per quelle figure professionali, che implicano doti manageriali e/o prospettive di carriera.

Le competenze di ogni candidato si palesa con le esternazioni rese nel corso del dibattito sul tema affrontato. Parlare a vanvera, con il solo obiettivo di mettersi in mostra, è sconsigliato, anche se certamente risulta importante parlare, interagire, ascoltare ciò che hanno da dire gli altri candidati, senza sopraffare e parlare durante le argomentazioni altrui o al di sopra degli altri.

Vediamo cosa fare, se si è consapevoli di non essere granché forti su un determinato argomento. Per esempio, se mi viene proposto di analizzare il problema dell’organizzazione di un viaggio di gruppo e so di essere poco avvezzo, cosa dire. Il consiglio è di ascoltare, intanto, cosa hanno da dire gli altri. Di solito, chi ritiene di essere più competente in una materia alza la mano per primo, come a scuola. Ascoltate con attenzione e cercate di trovare con parole vostre soluzioni simili, ma non identiche, magari concentrandovi su un altro aspetto del problema. Con un pizzico di inventiva, intuito e anche di fortuna, potrebbe esservi possibile ugualmente mettervi in mostra con soluzioni originali.

In generale, vi consigliamo di presentarvi con meno angolature possibili del vostro carattere. Non significa fingersi ciò che non si è, ma di prendere coscienza degli aspetti meno positivi di voi stessi e di controllarli. Non paga, invece, mostrarsi persone molto diverse dalla realtà. Ricordatevi, infatti, che chi vi seleziona non è l’ultimo arrivato, ma generalmente ha alle spalle studi ed esperienze solidi nel campo delle risorse umane.

Controllate il tono della voce: non gridate e non siate aggressivi verso gli altri. Scandite bene le parole e non parlate velocemente. Ed esprimetevi non solo correttamente, ma anche fluidamente e con semplicità, costruendo frasi non lunghe, in modo che il vostro concetto sia comprensibile a tutti e non facciate la figura di chi vuole solamente esternare qualche abilità oratoria.

Il recruiter apprezza chi dimostra di possedere capacità di ragionamento concreto, pragmatico, chi è incisivo, chi riesce ad esprimere un concetto con poche parole e semplici. EPer cercare di concentrare l’attenzione degli altri, oltre che di chi vi seleziona, volgete lo sguardo a chi vi ascolta e non siate noiosi e logorroici.

Risulta essere probabile che al termine del colloquio di gruppo, il recruiter vi somministri un questionario, nel quale vi chiede di spiegare il vostro comportamento nel corso della selezione. Dovete prestare molta attenzione a questa fase, cercando di mostrarvi obiettivi, in modo da incrementare le possibilità di accedere allo step successivo.

In generale, è doveroso presentarvi al colloquio di gruppo puntuali, meglio se con qualche minuto di anticipo. Quando aspettate l’arrivo del selezionatore, impiegate in maniera fruttuosa il vostro tempo, ovvero scambiando possibilmente qualche battuta con gli altri candidati, in modo da risultare empatici e di partire già avvantaggiati in fase di colloquio. Non siate chiaramente invadenti, ma parlate semmai sulla selezione, su questioni professionali.

L’abito fa il monaco: arrivate vestiti in maniera adeguata. Un uomo dovrebbe indossare un vestito, giacca e cravatta, mentre una donna dovrebbe evitare abbigliamento succinto, ossia niente scollature, spalle scoperte e gambe in bella mostra. Il vostro look deve risultare curato e serio.

Assumete una postura composta e non gesticolate troppo nel corso dei vostri interventi, mentre quando prendete la parola iniziate con espressioni del tipo secondo me, a mio avviso, evitando locuzioni negative e dispregiative dei pareri espressi dagli altri candidati, come non sono d’accordo o ma no.

Se il gruppo viene suddiviso in più sotto gruppi per l’analisi di un problema, cercate di assumere la guida di quello al quale siete stati assegnati senza arroganza, ma con uno spirito positivo, dialogante e mettendo insieme i pareri di tutti gli altri componenti, in modo da risultare un collante e non un fattore di divisione.

Infine, fatevi passare l’eventuale timidezza. Un leader deve esternare vigore, capacità di ascolto, di analisi e spirito propositivo. Sapere parlare in pubblico risulta quanto mai importante, il tono della vostra voce deve essere risoluto, ma affabile.

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