Domande Colloquio – Quali Sono le più Comuni e Come Rispondere

Prepararsi adeguatamente per un colloquio di lavoro incrementa le probabilità di ottenere la posizione per la quale ci si candida. In questo post analizzeremo senza volontà esaustiva le domande più comuni in fase di selezione e vi daremo qualche dritta per rispondere in maniera opportuna, evitando errori comuni.

Di solito, il recruiter, ovvero colui che effettua la selezione, pone al candidato una domanda di riscaldamento, ovvero non specifica sul lavoro oggetto del colloquio, ma del tipo mi parli di Lei. Bisogna comprendere che non vi stanno chiedendo di raccontare la vostra vita, ma di riepilogare in pillole le vostre esperienze professionali più salienti e il vostro percorso di studio. Sono grosso modo gli stessi dati già inseriti nel curriculum, ma che avete modo di riesumare in maniera più esaustiva e concentrandovi sugli aspetti più attinenti alla candidatura.

Di seguito, vi potrebbe essere chiesto “come mai si candida, pur avendo già un lavoro?”. Attenzione a questa risposta, perché potrebbe trasformarsi per voi in una trappola. Anche nel caso in cui stiate decidendo di lasciare la vostra attuale occupazione per dissidi con il capo o con qualche collega o perché riteniate che si tratti di un’esperienza di lavoro negativa per voi, non dovete minimamente accennare a tali giustificazioni, perché rischiate di passare per piantagrane. Dovreste limitarvi a rispondere che ritenete più entusiasmante l’offerta per la quale state tenendo il colloquio, magari perché implica opportunità di carriera attualmente non per voi disponibili o perché vorreste lavorare alle dipendenze di una realtà internazionale consolidata, etc. In altri termini, dovrete mettere in risalto gli aspetti positivi dell’offerta proposta, non quelli negativi del vostro impiego attuale.

A questo punto del colloquio vi potrebbe essere chiesto qualcosa di più specifico sulle vostre competenze: “Quindi, Lei parla tedesco?”, oppure “Ha un’esperienza significativa nei linguaggi di programmazione”. Esagerare leggermente le proprie conoscenze non è mai un problema, fa parte del gioco, ma si spera che non abbiate inserito nel curriculum informazioni del tutto infondate o che ne aggiungiate altre non veritiere durante il faccia a faccia con il recruiter, perché è evidente che questi potrebbe mettervi alla prova anche solo con una battuta e in pochi secondi, magari ponendovi una domanda nella lingua straniera segnalata o su una qualche altra competenza da voi citata. Non ci sarebbe di peggio che scoprire che non abbiate la benché minima conoscenza di quanto indicato sul curriculum o nel corso del colloquio.

Durante la selezione potrebbero essere testate le vostre conoscenze sulla realtà aziendale per la quale vi candidate. Per questo vi consigliamo sempre di studiarvi il suo sito, nel caso non sappiate di preciso chi sia, avendo cura di capire bene cosa faccia, dove opera e quali siano i suoi principali concorrenti. Questo, perché potreste sentirvi chiedere “mi saprebbe dire chi ritiene che sia il nostro principale competitor e su cosa punterebbe per contrastarlo efficacemente?”.

Domande tipiche sono anche le seguenti: “Sarebbe disponibile a lavorare oltre l’orario ordinario, se richiesto per il raggiungimento degli obiettivi? A trasferimenti e a trasferte o missioni in Italia e all’estero?”. Se davvero tenete al posto dovreste rispondere di sì a ciascuno di questi quesiti, tranne che per ragioni familiari non siate disponibili semmai al trasferimento presso una località lontana da quella in cui risiedete. Spesso, queste domande vengono poste al solo fine di testare la flessibilità del candidato, non per esigenze effettive.

Particolare attenzione ai quesiti sui vostri rapporti con i colleghi: “Siete predisposti al team work?”, “Come vi ponete nei confronti di colleghi con idee diverse dalle vostre?”, “Siete resistenti allo stress?”. Dovete segnalare al recruiter di essere socievoli, gioviali, di sapere lavorare con gli altri e di essere in grado di affrontare e integrare altri punti di vista, pur di raggiungere gli obiettivi, senza necessariamente rinunciare al vostro.

Sempre sul punto, sono diffuse domande tese a verificare quale possa essere la vostra reazione dinnanzi a un dissidio con uno o più colleghi. Mostratevi flessibili, non votati all’ira e capaci di riconoscere gli eventuali errori commessi, segno di intelligenza, non di debolezza. I testoni arroganti non piaccioni a nessuno, specie al lavoro.

Alla domanda “dove vi vedete tra X anni?” cercate di rispondere con spirito positivo, ovvero segnalando di essere ottimisti sul vostro futuro, ma con i piedi per terra: “mi vedo a capo di un reparto aziendale”, “in un ruolo di responsabilità”.

Occhio, infine, a domande di chiusura apparentemente innocue, del tipo “saprebbe dirmi uno o più suoi difetti e pregi?”. Evitate le lunghe pause, quasi come se vi consideraste privi di macchia. Preparatevi già da casa a ammettere un paio di difetti e a citare qualche vostro grande pregio. Per esempio, con riguardo ai primi potreste rispondere di essere troppo preciso e di non gradire i ritardi o le imprecisioni altrui, ma senza esagerare la portata del vostro limite.

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