Colloquio di Lavoro in Tedesco

In questa guida mettiamo a disposizione alcuni consigli utili su come affrontare un colloquio in tedesco.

La Germania è oggi l’unica grande economia europea in ottima salute, tanto che decine di migliaia di italiani, di ogni età ed estrazione sociale, vi si stanno trasferendo negli ultimi anni, approfittando delle svariate opportunità lavorative offerte in quasi ogni settore. Che tu sia un laureato o un operaio specializzato, la Germania ti offre la possibilità di lavorare e di fare carriera. A differenza di qualche altro paese straniero, bisogna mettere in conto stipendi mediamente non alti, ma per contro possiamo affermare che il costo è qui sostenibile ovunque, anche nelle grandi città, se non persino più basso in molti casi che in Italia.

Il primo scoglio da superare, però, è certamente il colloquio di lavoro. Nonostante la Germania sia il paese più popoloso d’Europa, la lingua tedesca è poco diffusa al di fuori dei suoi confini nazionali e non si può certo dire che siano tanti gli italiani, così come gli altri stranieri, a conoscerla, di certo molti meno che l’inglese o il francese.

Sembra scontato e banale dirlo, ma per sostenere un colloquio in tedesco, devi conoscere, anzitutto, il tedesco. Impossibile? Dipende. A differenza della lingua inglese, il tedesco è certamente più difficile impararlo all’inizio, prevedendo molte più regole grammaticali e una pronuncia meno facile per un italiano. Tuttavia, se si ha la bontà di impararlo e se si gode di una buona conoscenza della grammatica anche nella lingua madre, con il tempo risulta più agevole, nel senso che i termini utilizzati restano sempre quelli e che a differenza dell’inglese, una volta superate le fatiche iniziali, resta solo da apprendere qualche termine nuovo, ma il grosso è fatto.

Vediamo quanto bene devi parlare tedesco per affrontare un colloquio di lavoro. Dipende da cosa ti candidi. Se la posizione è poco qualificata, ad esempio, perché punti a fare l’operaio in una casa automobilistica, potrebbe risultare sufficiente apprendere i termini più comunemente utilizzati in quell’ambito, perché è improbabile che al tuo capo servirà che tu parli fluentemente il tedesco. Lo stesso dicasi per un lavoro in una qualche cucina di hotel, ristorante, etc., non a contatto con la clientela. Ti basterà imparare come si dice “piatto”, “coltello”, “forchetta”, etc., oltre che alcune espressioni basilari per sostenere il colloquio.

Per prima cosa, ti consigliamo di non barare nel curriculum, non scrivere che parli fluentemente tedesco se non è vero. I tedeschi sono molto puntigliosi su questi aspetti e tendono a non gradire chi mente. Meglio ammettere di avere una conoscenza di base o sufficiente o “buona” della lingua, salvo magari stupire in positivo al colloquio. In ogni caso, preparati le risposte a qualche domanda tipica, così come fai a casa le prove orali, ossia prova a migliorare il più possibile la pronuncia, magari aiutandoti con il sostegno di chi conosce bene il tedesco.

Una domanda caratteristica che ti potrebbe essere posta sarebbe la seguente: “Erzaehlen Sie etwas von Ihnen” (Mi parli un po’ di Lei). Occhio: non ti stanno chiedendo la storia della tua vita, ma semplicemente di racchiudere in poche frasi le tue esperienze scolastiche e professionali. Il consiglio al di sopra di ogni altro che ti diamo, specie se non conosci molto bene il tedesco, è di formare sempre frasi bene, del tipo “soggetto + verbo + complemento”, poi chiudere e iniziare di nuovo con un’altra frase. Meglio parlare in maniera elementare, ma comprensibile e corretto, piuttosto che cercare di strafare, ma con il rischio di strafalcioni. Come potresti rispondere alla domanda sopra citata? Con espressioni del tipo: “Ich habe das Gymnasium besucht und Deutsch ein bisschen gelernt/Dann, habe ich an …. x Jahre lang arbeitet …” (Ho frequentato il liceo e imparato un po’ il tedesco. Poi, ho lavorato presso (nome azienda) per tot anni).

Attenzione: dare sempre del Lei al selezionatore, ovvero utilizzare il “Sie” e coniugare di conseguenza i verbi nella forma infinita, in relazione al soggetto utilizzato (non facendo confusione con il “sie” della terza persona singolare femminile). Altra domanda possibile che ti potrebbe essere posta: “Was finden Sie wichtig in Ihrem Leben?” (Cosa ritiene importante nella sua vita?). Qui, dovrete segnalare di essere persone responsabili (“verantwortlich”), puntuali (“puenktlich”) e ligi al dovere. I tedeschi apprezzano queste caratteristiche, ragion per cui dovrete presentarvi al colloquio con qualche minuto di anticipo rispetto all’orario indicatovi. Lo stesso varrebbe in Italia, ma in Germania un ritardo equivale ad auto-escludersi quasi automaticamente dalla selezione.

Curate non solo il linguaggio verbale, ma anche quello del corpo. Non gesticolate troppo, perché a differenza che in Italia non è caratteristico in Germania. Dunque, mostratevi posati, parlare con un tono di voce non alto e assumete un’espressione facciale seria e preferibilmente non eccessiva (non troppe risate, né smorfie, etc.). Infine, preparatevi su una domanda del tipo: “Sagen Sie zu mir einen Wert und einen Mangel von Ihnen” (Mi dica un suo pregio e un suo difetto). Visto che avrete certamente sia degli uni che degli altri, tenete ancor prima di arrivare al colloquio un paio di pregi vostri e un paio di difetti, avendo cura di cercarli in lingua tedesca e di averne appurato l’esatta pronuncia.

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Domande da Fare al Colloquio al Selezionatore

Quando si parla di domande a un colloquio di lavoro, ci vengono in mente, in genere, quelle poste dal selezionatore al candidato. In effetti, rappresentano la quasi totalità della casistica. Eppure, quando ti stai per avviare alla fine di un colloquio, è abbastanza consueto che ti venga posta da colui o colei che effettua la selezione una domanda di questo tipo: “Ha per caso una domanda da porre?”. Sappiate, che non la si dovrebbe prendere troppo alla leggera e il peggiore errore che possiate commettere è di rispondere “no, grazie”. Un candidato, che non pone domande, viene ritenuto o scarsamente interessato alla posizione lavorativa, oppure poco informato, comunque, non nelle condizioni di saper chiedere all’azienda una qualche informazione che ritenga utile. In questa guida, vi diamo qualche dritta per evitare di fare brutta figura e di restare senza parole. Se porgerete al selezionatore la domanda giusta, potreste riuscire a distinguervi dalla massa degli altri candidati, aumentando le probabilità di accedere almeno alla fase successiva dei colloqui.

Una domanda, che potreste porre è questa: “Come pensa che io possa essere in grado di contribuire allo sviluppo dei vostri valori aziendali?”. In questo modo, segnalerete al selezionatore di essere interessati alla crescita dell’azienda e ai suoi valori, puntando a conoscere proprio quale possa essere il vostro aiuto allo scopo.

Un’altra domanda intelligente potrebbe essere “Quale grado di esperienza posseggono i componenti del team, del quale farei eventualmente parte, nel caso di mia assunzione?”. E ancora: “Nei primi tot mesi di lavoro, quali obiettivi pensate che io debba essere in grado di raggiungere?”. Questa domanda è interessante, perché evidenzia la vostra volontà di conoscere i target aziendali, in modo da essere in grado di centrarli. Potreste anche approfittare della buona impressione, che pensate di aver fatto durante il colloquio, per chiedere al reclutatore “Quale potenziale vede in me?”, o anche “Cosa l’ha colpita nel mio curriculum, da averla indotta a chiamarmi per sostenere il colloquio?”. Questa domanda potrebbe fornirvi anche qualche dettaglio in più di quali siano gli aspetti, per i quali veniate considerati eventualmente all’altezza delle aspettative. Può capitare, per esempio, di pensare di essere stati chiamati a fare un colloquio per una certa preparazione scolastica o per una specifica esperienza professionale, quando saranno stati altri i vostri punti di forza, come la conoscenza di una lingua straniera o un hobby particolare, che magari ha suscitato l’interesse dell’azienda.

Altre domande valide possono essere le seguenti: “Cosa vi aspettate dal candidato che supererà tutti gli step della selezione e che verrà assunto in prova?”. La risposta vi serve anche per capire cosa desideri principalmente l’azienda o anche per valutare se abbiate capito bene la posizione, per la quale vi state candidando. E ancora: “Vede in me un qualche punto di debolezza? E se sì, quale?”. Anche in questo caso, se il selezionatore vi fornirà una risposta sincera, avrete la possibilità di mostrarvi successivamente più forti proprio nel punto debole colto in voi al primo colloquio, nonché di valutare se siete in grado di superare l’ostacolo o se non sia il caso di passare avanti.

E ancora: “Quale caratteristica ritiene che mi manchi per essere il candidato numero uno?”. Serve a voi per capire in cosa siete apparsi in difetto per mostrarvi vincenti al massimo, ma all’azienda segnala la vostra volontà di affermazione in fase di selezione, di primeggiare e di essere i vincitori, nonché esternerete uno spirito competitivo, che non guasta mai e che, anzi, viene considerato sempre positivo da parte di chi seleziona i candidati. Potreste ali limite porre una domanda ancora più esplicita “Le ho fatto una buona impressione in questo colloquio?”.

Quanto alle domande da non porre al vostro selezionatore, ovviamente bisogna rifuggire da quelle scarsamente intelligenti o che vadano sul piano personale, perché fareste solo una cattiva figura. Dunque, tanto per rendere il concetto, evitare di sprecare l’opportunità di fare una buona impressione, ponendo una domanda del tipo “Se vengo assunto dovrò lavorare in questo ufficio?” o “Anche Lei ha figli?”. E lo stesso dicasi per le interrogazioni a proposito della retribuzione o dell’orario di lavoro. Certo, avete diritto a conoscere quanto guadagnereste mensilmente, ma non è cosa da chiedere al primo approccio, perché fornisce l’impressione all’azienda che siate interessati soltanto alla busta paga di fine mese e non a una crescita professionale seria. Sappiate che prima di mettere nero su bianco, l’azienda dovrà indicarvi quanto guadagnereste, per cui non affrettatevi a chiederlo dall’inizio. Lo stesso vale per l’orario di lavoro. Non chiedete “A che ora si esce la sera?” o cose simili, anche se altra cosa sarebbe, invece, se la posizione prevede una disponibilità full time o part time, visto che l’una o l’altra tipologia potrebbe determinare il vostro interesse o la vostra capacità di fare fronte all’impegno lavorativo.

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Secondo Colloquio di Lavoro

Le selezioni per un posto di lavoro potrebbero richiedere più colloqui da sostenere per il candidato. In questa guida vi forniremo qualche consiglio su come affrontare il secondo colloquio. Iniziamo con il dire che se l’azienda vi richiama per un secondo incontro, già il segnale è positivo per voi, perché significa che avete superato la prima fase e che il selezionatore ha visto in voi qualcosa di migliore di altri candidati.

Prima di recarvi alla seconda fase di selezione, dovete tornare con la mente al primo colloquio e cercare di ricordare su quali punti siete andati bene e su quali, invece, potevate fare meglio. Ciò, al fine di capire cosa migliorare e quali errori magari non ripetere. Secondariamente, dovete affrontare una preparazione molto diversa da quella finalizzata al primo colloquio, perché adesso non dovete tanto farvi conoscere, ma siete tenuti ad approfondire le vostre conoscenze e il modo in cui vi integrereste all’interno dell’azienda.

Attenzione, perché il secondo colloquio non è detto che sia l’ultimo. Se lo superate, infatti, potreste venire chiamati ancora per diversi altri passi. Di certo, dovete mettere in conto la possibilità che si tenga non più individualmente, come è molto probabile che sia stato il primo, ma in gruppo. Attraverso il colloquio di gruppo, infatti, il selezionatore cerca di capire come ciascun candidato si rapporta con gli altri e quali aspetti positivi e negativi emergono dal confronto diretto.

Prepararsi per un possibile colloquio di gruppo implica la necessità di prendervi le adeguate contromisure. Anzitutto, dovrete cercare di mostrarvi competitivi, di esternare il meglio di voi, ma senza scadere nell’antagonismo gratuito e in comportamenti sopra le righe. Mostratevi preparati, riflessivi, pronti a offrire il vostro punto di vista, ma evitate di parlare solo per farvi sentire, nonché di sopraffare gli altri o di replicare alle argomentazioni altrui con toni e contenuti di opposizione frontale. Una delle caratteristiche maggiormente desiderabili per un candidato è, infatti, la capacità di ascolto e la flessibilità mentale. Un leader, poi, dovrebbe anche essere in grado di mediare, di scontentare il gruppo guidato il meno possibile e di attuare i propri piani, senza che ciò venga avvertito dai subordinati come un’imposizione delle sue idee.

Tenetevi pronti a un giro tra gli uffici aziendali. Può accadere, infatti, che il recruiter vi faccia conoscere i locali in cui lavorano i vostri potenziali futuri colleghi. Il fine di questo giro non è turistico, ma è quello di porvi a contatto con gli altri dipendenti, in modo da verificare come vi relazionate con loro e se siete in grado di interagire nella maniera più opportuna. Mostratevi eventualmente cordiali, gioviali e interagite con domande e discussioni sul lavoro svolto o su altri aspetti

Tornando all’oggetto del secondo colloquio, è molto probabile che esso sia incentrato sulla valutazione delle vostre conoscenze specifiche, quelle che l’azienda ricerca nei candidati. Per questo, preparatevi il più possibile sulle cose per le quali sareste chiamati a lavorare, nel caso di assunzione. Tenetevi pronta qualche domanda di natura operativa, nonché contrattuale, qualora questa fase di selezione si concluda con la richiesta al candidato di accettare o meno il contratto proposto. Prima di firmare o di fornire una risposta definitiva, è naturale che dobbiate avere bene in mente l’esatta tipologia professionale per la quale sareste assunti.

Non accettate contratti, qualora non abbiate chiaro come funzionino e rifletteteci se trovate che l’offerta finale sia parecchio diversa da quella prospettata in fase di primo colloquio. Molte aziende attirano candidati per posizioni commerciali senza alcuna retribuzione fissa, ma legata al fatturato prodotto, mettendo annunci ambigui, se non realmente fasulli, prospettando assunzioni stabili e in posizioni amministrative. Per questo, prima della firma o se notate che il recruiter quasi sembra volervi assumere a prescindere, fate tutte le domande del caso, in modo da avere chiaro come dovreste lavorare.

Come potrebbe esservi accaduto anche nel corso del primo colloquio, aspettatevi qualche domanda fuori dalle righe, che il vostro interlocutore vi porrà per verificare le vostre attitudini. Potrebbe chiedervi di citare un paio di vostri difetti e di vostri pregi. Fate finte di rifletterci un attimo, ma date una risposta e non vi trincerate dietro a frasi come non mi vengono in mente difetti, perché è evidente che state nascondendovi.

Attenzione a chi effettua la seconda selezione, potrebbe essere una persona diversa dal selezionatore del primo colloquio, nel quale caso non dovete pensare che conosca nei dettagli come sia andato il precedente step. Dunque, continuate a presentarsi vestiti in maniera adeguata, con look curato, esibendo una buona capacità di comunicazione e cercando di lasciare un’ottima impressione di voi stessi, come la prima volta. A maggiore ragione, se come spesso capita, il secondo colloquio viene gestito niente di meno che dal capo. Più che alle conoscenze specifiche, in questo caso, egli sarà interessato al tuo modo di fare e di essere, per cui terrà molto alla serietà, alla precisione e al dinamismo.

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Domande Colloquio – Quali Sono le più Comuni e Come Rispondere

Prepararsi adeguatamente per un colloquio di lavoro incrementa le probabilità di ottenere la posizione per la quale ci si candida. In questo post analizzeremo senza volontà esaustiva le domande più comuni in fase di selezione e vi daremo qualche dritta per rispondere in maniera opportuna, evitando errori comuni.

Di solito, il recruiter, ovvero colui che effettua la selezione, pone al candidato una domanda di riscaldamento, ovvero non specifica sul lavoro oggetto del colloquio, ma del tipo mi parli di Lei. Bisogna comprendere che non vi stanno chiedendo di raccontare la vostra vita, ma di riepilogare in pillole le vostre esperienze professionali più salienti e il vostro percorso di studio. Sono grosso modo gli stessi dati già inseriti nel curriculum, ma che avete modo di riesumare in maniera più esaustiva e concentrandovi sugli aspetti più attinenti alla candidatura.

Di seguito, vi potrebbe essere chiesto “come mai si candida, pur avendo già un lavoro?”. Attenzione a questa risposta, perché potrebbe trasformarsi per voi in una trappola. Anche nel caso in cui stiate decidendo di lasciare la vostra attuale occupazione per dissidi con il capo o con qualche collega o perché riteniate che si tratti di un’esperienza di lavoro negativa per voi, non dovete minimamente accennare a tali giustificazioni, perché rischiate di passare per piantagrane. Dovreste limitarvi a rispondere che ritenete più entusiasmante l’offerta per la quale state tenendo il colloquio, magari perché implica opportunità di carriera attualmente non per voi disponibili o perché vorreste lavorare alle dipendenze di una realtà internazionale consolidata, etc. In altri termini, dovrete mettere in risalto gli aspetti positivi dell’offerta proposta, non quelli negativi del vostro impiego attuale.

A questo punto del colloquio vi potrebbe essere chiesto qualcosa di più specifico sulle vostre competenze: “Quindi, Lei parla tedesco?”, oppure “Ha un’esperienza significativa nei linguaggi di programmazione”. Esagerare leggermente le proprie conoscenze non è mai un problema, fa parte del gioco, ma si spera che non abbiate inserito nel curriculum informazioni del tutto infondate o che ne aggiungiate altre non veritiere durante il faccia a faccia con il recruiter, perché è evidente che questi potrebbe mettervi alla prova anche solo con una battuta e in pochi secondi, magari ponendovi una domanda nella lingua straniera segnalata o su una qualche altra competenza da voi citata. Non ci sarebbe di peggio che scoprire che non abbiate la benché minima conoscenza di quanto indicato sul curriculum o nel corso del colloquio.

Durante la selezione potrebbero essere testate le vostre conoscenze sulla realtà aziendale per la quale vi candidate. Per questo vi consigliamo sempre di studiarvi il suo sito, nel caso non sappiate di preciso chi sia, avendo cura di capire bene cosa faccia, dove opera e quali siano i suoi principali concorrenti. Questo, perché potreste sentirvi chiedere “mi saprebbe dire chi ritiene che sia il nostro principale competitor e su cosa punterebbe per contrastarlo efficacemente?”.

Domande tipiche sono anche le seguenti: “Sarebbe disponibile a lavorare oltre l’orario ordinario, se richiesto per il raggiungimento degli obiettivi? A trasferimenti e a trasferte o missioni in Italia e all’estero?”. Se davvero tenete al posto dovreste rispondere di sì a ciascuno di questi quesiti, tranne che per ragioni familiari non siate disponibili semmai al trasferimento presso una località lontana da quella in cui risiedete. Spesso, queste domande vengono poste al solo fine di testare la flessibilità del candidato, non per esigenze effettive.

Particolare attenzione ai quesiti sui vostri rapporti con i colleghi: “Siete predisposti al team work?”, “Come vi ponete nei confronti di colleghi con idee diverse dalle vostre?”, “Siete resistenti allo stress?”. Dovete segnalare al recruiter di essere socievoli, gioviali, di sapere lavorare con gli altri e di essere in grado di affrontare e integrare altri punti di vista, pur di raggiungere gli obiettivi, senza necessariamente rinunciare al vostro.

Sempre sul punto, sono diffuse domande tese a verificare quale possa essere la vostra reazione dinnanzi a un dissidio con uno o più colleghi. Mostratevi flessibili, non votati all’ira e capaci di riconoscere gli eventuali errori commessi, segno di intelligenza, non di debolezza. I testoni arroganti non piaccioni a nessuno, specie al lavoro.

Alla domanda “dove vi vedete tra X anni?” cercate di rispondere con spirito positivo, ovvero segnalando di essere ottimisti sul vostro futuro, ma con i piedi per terra: “mi vedo a capo di un reparto aziendale”, “in un ruolo di responsabilità”.

Occhio, infine, a domande di chiusura apparentemente innocue, del tipo “saprebbe dirmi uno o più suoi difetti e pregi?”. Evitate le lunghe pause, quasi come se vi consideraste privi di macchia. Preparatevi già da casa a ammettere un paio di difetti e a citare qualche vostro grande pregio. Per esempio, con riguardo ai primi potreste rispondere di essere troppo preciso e di non gradire i ritardi o le imprecisioni altrui, ma senza esagerare la portata del vostro limite.

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Come Comportarsi Durante un Colloquio

Il colloquio di lavoro è la tappa fondamentale per aspirare a trovare un impiego. Le conoscenze e l’esperienza acquisita nel corso di precedenti rapporti di lavoro non sempre implicano anche la capacità per il candidato di avere successo in fase di selezione, se non si è in grado di trasmetterle nel modo adeguato. Dunque, il colloquio deve essere affrontato sempre al meglio e bisogna evitare di commettere errori, spesso frutto di superficialità, ma che potrebbero rivelarsi fatali ai fini dell’obiettivo.

Per prima cosa, sarebbe opportuno già all’atto del ricevimento della chiamata per sottoporsi alla selezione mostrarsi adeguatamente ordinati. Se siamo fuori casa e magari non possiamo parlare bene, perché immersi nel traffico o a causa di rumori esterni, sarebbe buona cosa chiedere cortesemente di essere richiamati in un altro momento o chiedere a quale numero chiamare, in modo da parlare meglio. Quando vi saranno indicati sede e luogo del colloquio, evitate possibilmente di chiedere informazioni dettagliate su dove si trovi, su come ci si arrivi, perché segnalereste probabilmente difficoltà a muovervi da soli o scarsa praticità nell’uso di strumenti, come i motori di ricerca o il satellitare.

Al colloquio dovrete presentarvi con qualche minuto di anticipo rispetto all’orario indicato. Non esagerate con l’anticipo, ma è bene entrare in sede almeno 5 minuti prima, perché così vi mostrerete puntuali e molto interessati al buon esito della selezione. Ricordatevi che dovrete cercare di offrire la migliore impressione possibile all’impatto proprio un abbigliamento adeguato.

Se sei un uomo, generalmente dovreste portare giacca e cravatta, avere capelli ordinati, evitare di esporre piercing in zone visibili del corpo e possibilmente coprire i tatuaggi più in vista. Se sei una donna, niente scollature, niente gonne sopra il ginocchio, ma puntare su vestiti sobri e che segnalino serietà e professionalità. Per tutti, niente colori sgargianti, niente uso eccessivo di profumi o dopobarba, niente accessori eccentrici, come grosse collane, ciondoli, numerosi braccialetti.. Questi deviano spesso l’attenzione di chi vi ascolta e a volte provocano un rumore fastidioso.

Arriviamo al colloquio vero e proprio. Salutate non appena sarete raggiunti dal recruiter e mostratevi empatici, ma non ruffiani. Ergo, evitate battute e restate concentrati sulla ragione per cui siete lì. Sedetevi composti, per cui schiena dritta, niente gambe accavallate e guardate sempre il vostro interlocutore in viso quando vi parla, in modo da segnalare la vostra attenzione e di captare la sua, quando a parlare sarete voi.

Curate il tono della voce, che non deve risultare sguaiatamente alto, ma nemmeno fastidiosamente basso. Scandite bene le parole e porgetevi in maniera naturale, rispondendo alle domande senza dare l’impressione di avere imparato a memoria e in anticipo le risposte. Risulta essere molto probabile che vi venga chiesta la ragione per cui intendiate lasciare la vostra occupazione attuale. Attenzione: non dovete proferire alcuna parola contro il vostro datore di lavoro o i vostri colleghi, ma dovete solamente cercare di trasmettere al recruiter la volontà di lavorare alle dipendenze di una società maggiormente interessante sotto il profilo delle possibilità di carriera e dell’importanza nel panorama produttivo locale e internazionale. Qualsiasi lamentela esternata nei riguardi dell’azienda per cui ancora lavorate o avete lavorato rischia di porvi sotto una cattiva luce, facendovi passare per piantagrane.

Può capitare anche che il colloquio non sia individuale, ma di gruppo. Risulta essere un caso ancora più interessante, perché qui dovete esibire il meglio di voi non solo con riferimento al selezionatore, ma anche nell’interazione con gli altri candidati. Quale atteggiamento dovrete mostrare. Per prima cosa, cercate di mettervi in risalto, ma senza mostrarvi ineducati ed esibizionisti. Dunque, rispondete alle domande che vi vengono poste e mai parlare sopra gli altri. Se avete qualcosa di intelligente da rispondere a una qualche domanda posta a tutto il gruppo, dovrete alzare la mano e parlare solo quando vi verrà dato il permesso.

Mai attaccare le posizioni esternate dagli altri candidati, mai tenere discorsi divisivi, mentre dovrete essere bravi a offrire il vostro punto di vista, aggiungendo qualcosa di positivo al contributo degli altri, ma senza rendervi antipatici. Dal gruppo, infatti, dovrete emergere come leader e spesso è compito degli stessi candidati indicare la persona, che ritengono maggiormente preparata per essere una guida.

Infine, non mostratevi interessati alla sola retribuzione, per cui evitate di porre domande al primo passo di selezione su quanto sia lo stipendio e quante ore di lavoro vi attenderanno nell’arco del giorno o della settimana. I dettagli dovranno essere discussi a selezione avvenuta, prima della firma del contratto. Al contrario, mostratevi disponibili a missioni fuori sede, trasferte, possibilmente anche a trasferimenti. Non sempre, ad esempio, le trasferte ci saranno effettivamente, ma la domanda è tesa a verificare la flessibilità del candidato nel confronto delle esigenze dell’azienda.

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Colloquio di Lavoro in Francese

In questa guida spieghiamo come affrontare un colloquio di lavoro in francese.

I colloqui in lingua francese possono anche sembrare rari, ma sono frequenti in alcuni ambiti. Si pensi alle posizioni professionali nel ramo commerciale o nel settore turistico alberghiero, specie in determinate zone turistiche. Potrebbe certamente essere un ostacolo insormontabile, se non si conosce adeguatamente la lingua, ma per quanto appena detto, questo tipo di selezione è realistico trovarlo per posizioni, che presuppongono una conoscenza anche solida del francese.

Vi diamo adesso qualche dritta per cercare di fare bella figura. Va detto, anzitutto, che potreste averne bisogno per candidarvi per un posto di lavoro in Francia, oltre che in Italia. Se si tiene nel paese transalpino, generalmente ha una durata media di una trentina di minuti, durante i quali vi vengono poste domande standard, ma alle quali occorre rispondere in maniera opportuna.

Per mettervi a vostro agio, che il recruiter sia italiano, francese o di altra nazionalità, vi potrebbe chiedere “Parlez-moi de Vous” (“Mi parli di Lei”). Bisogna rimanere nell’ambito professionale, quindi, evitate di divagare su aspetti di vita privata, che a chi vi ascolta non potranno fregare di meno. Indicate il vostro excursus scolastico e professionale: “J’ai pris le baccalaureat en …” (“Ho preso il diploma in …”), “j’ai travaillé pour deux ans à …. en qualité de …” (“Ho lavorato per due anni presso ….in qualità di…”). Se avete viaggiato in realtà francofone (Francia, Belgio, cantoni francesi della Svizzera, Canada, etc.), sottolineato in questa fase del colloquio, anche qualora lo abbiate segnalato sul curriculum (“J’ai passé deux mois en France àpres le lycée/J’ai été en vacance en France, etc”/Ho trascorso due mesi in Francia dopo il liceo/Sono stato in vacanza in Francia, etc).

A questo punto, vi potrebbe essere posta una domanda specifica sulla vostra carriere professionale: “Parlez-moi d’une expérience professionèlle qui Vous a satisfié et dites-moi pourqoui” (“Mi parli di un’esperienza professionale che l’ha lasciata soddisfatta e mi dica il perché”). Dunque, tenete in mente, qualora l’abbiate un’esperienza significativa o almeno fingete, qualora non siate mai stati soddisfatti del vostro lavoro, di averne avuta una. Mostratevi positivi, dovete fare buona impressione e non siete in cura da uno psicanalista. Nel citarla, dovete segnalare di essere stati in grado di produrre risultati e di aver ricavato una crescita in termini professionali, formativi e sul piano umano. La vostra risposta potrebbe essere del tipo: “Je suis satisfié(e) en ce qui concerne mon expérience à (nome dell’azienda), où j’ai eu l’opportunité de améliorer mes connaissances (specificarne il tipo: informatiques, languistiques, commerciales, etc) et d’utiliser mes études …” (“Mi ritengo soddisfatto con riferimento alla mia esperienza presso, dove ho avuto modo di migliorare le mie conoscenze ….e di mettere a frutto i miei studi”).

Come domanda successiva (o precedente), vi potrebbe essere chiesto il perché abbiate scelto un determinato percorso di studi: “Pourquoi avez-Vous choisi d’étudier informatique/langues/communication/, etc. ?”. (“Perché ha scelto di studiare informatica/lingue/comunicazione, etc”).

A questo punto del colloquio, il selezionatore vi potrebbe chiedere con ogni probabilità la ragione della vostra candidatura per la posizione in questione: “Pourquoi voulez-Vous travailler pour nous?/Dites-moi ce la raison principale, pour laquelle Vous voulez travailler pour nous/”). Dovete segnalare di conoscere la realtà dell’azienda in oggetto, magari avendone letto prima le pagine più importanti del suo sito, mostrandovi interessati a una crescita professionale anche di livello internazionale, ove possibile, oltre che alla possibilità di esprimere le vostre conoscenze e abilità: “Je pense que cette société poudrait exploiter et developer les connaissainces apprises à l’université/au lycée et de suivre une carrière professionale, d’une façon que je puis réaliser mes ambitions profesionales”// “Penso che questa società mi consenta di sfruttare e sviluppare le conoscenze acquisite all’università/al liceo e di seguire una carriere professionale, tale da realizzare le mie ambizioni professionali”).

Se il recruiter vi chiede di citare almeno uno o più punti di forza o di debolezza vostri, non commettere l’errore di mostrarvi perfetti, perché è evidente che nascondiate qualcosa. Al contrario, confessate in vostro qualche difetto non grave, segnalando di avere consapevolezza di voi stessi e dei vostri limiti, che possiede ogni essere umano. “Quels sont vos points forts e faibles?” – “Quali sono i vostri punti di forza e di debolezza?”.

Potrebbe esservi chiesto anche il motivo per cui abbiate deciso di lasciare il lavoro che svolgete ancora. Non siate polemici verso il vostro capo o i colleghi, dovete mostrarvi semmai interessati a crescere professionalmente e a una carriera di spessore, mettendo in risalto gli aspetti positivi della posizione alla quale ambite: “Je désire travailler pour une entreprise, qui me permit de faire carrière…/Vorrei lavorare per un’impresa, che mi consenta di fare carriera”.

Quanto al vostro francese, curate la pronuncia prima del colloquio, simulandone uno ad alta voce, magari con l’aiuto di un amico che lo parli bene. Scandite bene le parole e se non vi sentite molto ferrati, evitate di parlare veloci, correndo il rischio di risultare incomprensibili.

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Come Vestirsi per un Colloquio

Quando vi presentate a un colloquio di lavoro, fate attenzione al vostro stile, perché l’aspetto è essenziale per fare buona impressione. Ricordatevi che chi vi seleziona non vi conosce, non sa quali siano realmente le vostre competenze, se siete persone serie e affidabili, mentre l’unica cosa su cui può puntare per giudicarvi istintivamente è il vostro aspetto.

In questa guida vi spieghiamo brevemente come fare una buona impressione. Per prima cosa, il vostro aspetto deve sempre essere curato, anche nel caso in cui vi presentiate a una selezione per un lavoro di tipo operaio. Evitate, quindi, piercing, barba incolta, capelli spettinati, ma fate anche attenzione a non mettervi in ridicolo.

Il consiglio è, come prima cosa, di informarvi sul dress code utilizzato dai dipendenti dell’impresa per cui vi state candidando e in riferimento alle posizioni similari alla vostra. Per esempio, se sapete che tutti i lavoratori sono soliti recarsi al lavoro in jeans e maglietta, ciò non significa che anche voi possiate fare altrettanto, almeno, non al primo colloquio di selezione. Certo, magari potrebbe risultare eccessivo presentarvi in giacca e cravatta, per cui vi consigliamo di scegliere una soluzione intermedia, ovvero indossate jeans, camicia e una giacca o un giubbotto più formale, meglio non la cravatta, in modo da risultare opportuni, curati, seri, ma non eccessivi rispetto al look mediamente utilizzato in azienda.

Questione diversa, invece, se la posizione per cui vi candidate è tipo manageriale o rientra nell’ambito finanziario o bancario. In questi casi, informatevi ugualmente come si vestono i dipendenti di quella specifica società e con mansioni uguali o simili a quelle per cui vi candidate, ma in ogni caso non pensate di presentarvi vestiti informalmente, perché sarebbe un atteggiamento davvero poco indicato. Per un posto di manager, di responsabile finanziario, di commerciale assicurativo, nel settore prestiti, dovete arrivare al colloquio in vestito, se siete uomini, con scarpe attinenti e con camicia e cravatta a tinta unica. Nell’ambito finanziario è molto gradito il colore rosso per la cravatta.

Per le donne, vestito elegante, ma state alla larga da scollature eccessive, perché fareste una cattiva impressione, indipendentemente che il selezionatore sia uomo o donna. Non è un caso che le società finanziarie dispongano quasi sempre di locali climatizzati, in modo che lo stile dei dipendenti sia sempre appropriato con temperature calde o fredde. I clienti non dovranno mai, infatti, trovarsi dinnanzi a impiegati vestiti in maniera inopportuna, perché sarebbe un segnale di scarsa serietà, una donna non porterebbe mai il marito a contrarre una finanziaria presso una società, dove l’impiegato è una donna vestita in modo da mettersi in mostra.

Oltre a cosa indossate, importante sarebbe scegliere colori opportuni. Non esiste una vera regola a questo proposito, ma il consiglio sarebbe di puntare su tinte neutre, ma che non necessariamente devono essere il nero o il grigio. Per esempio, un uomo potrebbe indossare una camicia bianca o azzurra, così come una donna potrebbe optare per colori chiari, ma possibilmente non accesi, perché distolgono l’attenzione di chi vi ascolta e potrebbero segnalare scarsa serietà.

Discorso diverso, in parte, se vi state candidando per posizioni creative, come per grafico pubblicitario. In questo caso, esternare una certa fantasia nella scelta dei colori non è un fatto negativo, sempreche non si scada nel cattivo gusto. Colori più accesi e abbinamenti un strampalati, quindi, non sono da scartare, anche perché verosimilmente state per entrare in un ambiente poco formale. Anche la scelta dell’abbigliamento potrebbe essere più rilassata.

Tra gli altri consigli: all’uomo, che indossi sempre la cintura con il pantalone; mai presentarsi senza. Non usare profumi persistenti, perché il selezionatore potrebbe non apprezzarli e indisporsi. Tenete anche presente che molti risultano allergici e rischiereste di lasciare un cattivo ricordo. Devono evitarsi anche gioielli vistosi, che deconcentrano chi vi ascolta.

Per le donne, evitate accessori troppo vistosi, vanno bene anelli o una collana e un orologio, non vanno bene ciondoli, braccialetti e collane grosse. I colori non devono essere sgargianti, così come il colore delle scarpe non deve risultare eccentrico, e l’altezza dei tacchi non deve essere eccessiva. In generale, evitate di presentarsi con oggetti addosso che facciano rumore. Lo smalto per le mani dovrebbe avere colore neutro.

Sia per uomini che per donne, le mani devono risultare curate e si dovrebbe segnalare una buona combinazione dei colori, specie tra scarpe e borsa per le seconde.

Per concludere: siate sempre opportuni e tendenzialmente presentatevi vestiti eleganti. Per posizioni meno formali o se siete a conoscenza che in azienda i dipendenti vadano vestiti informalmente, optate per soluzioni intermedie. In ogni caso, mai esternare volgarità attraverso accessori non appropriati.

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